Tecnologia Banda ultralarga: ecco di cosa si tratta

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Sommario: Oggi sentiamo spesso parlare di banda ultralarga. Ma che cosa si intende esattamente questa terminologia? In cosa consiste? Quale è la sua storia? Andiamo a scoprirlo in questo articolo dedicato. Cominciamo!

Banda ultralarga definizione

La banda ultralarga è una particolare tipologia di rete che consiste nella capacità delle reti di inviare dati ad altissima velocità, equivalente ad almeno 100 Mbps (definita “ultra fast broadband” nell’Agenda Digitale Europea) o ad almeno 30 Mbps (“fast broadband”).

Qual’è la differenza tra banda larga e ultralarga?

Quando parliamo di banda larga e di banda ultralarga, per spiegarla in termini semplici, ci riferiamo alla ADSL e Fibra ottica.

Scopri di più sulla tecnologia della fibra ottica , sulle offerte fibra 1000 e sulle offerte fibra per la casa leggendo l’articolo dedicato.

Se invece vuoi saperne di più riguardo alla cara vecchia connessione ADSL, attraverso la quale tutti, presto o tardi siamo passati, ti consiglio di leggere questo articolo.

Il piano della commissione europea

La corsa alla banda ultralarga cominciò nel vecchio continente nel 2010, quando l’unione europea stabilì tre grandi macro obiettivi da raggiungere entro il 2020:

  1. raggiungere tutti i cittadini con la banda larga di base (0-30 Mbps) entro il 2013;
  2. raggiungere tutti i cittadini con la banda larga veloce (>30 Mbps) entro il 2020;
  3. fare in modo che il 50% delle famiglie europee stipulino un contratto con un operatore in grado di fornire connessione a banda ultralarga (>100 Mbps) sempre entro il 2020.

Un piano certamente molto ambizioso, che secondo le stime sarebbe costato almeno 250 miliardi di euro di investimenti.

Successivamente, nel 2016, il piano venne rilanciato con nuovi obiettivi a scadenza 2025, che consistono in:

  1. connettività di almeno 1 Gbps per scuole e uffici pubblici;
  2. connettività di almeno 100 Mbps per tutte le famiglie europee;
  3. copertura 5G in tutte le aree urbane e lungo i principali assi di trasporto terrestre.

Banda ultralarga italia: il piano BUL italiano

Dopo gli sviluppi sul fronte europeo, l’Italia si mise in moto solo nel 2015, quando l’allora governo del premier Matteo Renzi partorì il piano BUL (che sta per, appunto, Banda Ultra Larga), che venne diviso in due fasi. Esso andava a riprendere proprio gli obiettivi europei del 2020 e del 2025, ma rapportati al suolo italiano.

La fase uno del piano BUL

Durante la prima fase fu posto l’obiettivo di andare a coprire tutte quelle parti del paese chiamate “zone bianche”, ovvero quelle aree del territorio italiano non coperte da operatori privati e che ancora quindi non disponevano nemmeno di una connessione che raggiungesse i 30 Mbps.

Il piano BUL fu suddiviso in tre bandi, ognuno dei quali racchiuse al suo interno diverse regioni italiane:

BUL1:
Abruzzo, Molise, Emilia Romagna, Lombardia, Toscana e Veneto;
BUL2:
Basilicata, Campania, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Piemonte, Provincia Autonoma di Trento, Sicilia, Umbria e Valle d’Aosta;
BUL3: Calabria, Puglia e Sardegna.

Importante sottolineare come la provincia autonoma di Bolzano non abbia voluto rientrare nel piano BUL, mentre la banda ultralarga Sardegna è stata gestita in maniera autonoma dalla regione tramite un accordo con TIM, ragion per cui la copertura di Open Fiber risulta limitata nell’isola.

Tutti i bandi furono vinti da Open Fiber, azienda specializzata nella costruzione di fibra ottica FTTH (Fiber To The Home). Si tratta di un’azienda controllata al 50% da Enel ed al 50% da CDP (Cassa deposito Prestiti), azienda statale che finanzia opere e infrastrutture che offrono servizi pubblici.

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Info

Come opera Open Fiber?

In parole povere, Open Fiber è una società di vendita all’ingrosso: si occupa di portare le infrastrutture nelle aree bianche italiane come da progetto BUL, ma non si occupa successivamente anche dell’attivazione della fibra FTTH ai cittadini, che dovranno rivolgersi ad alcuni operatori privati come Vodafone, WindTre, Fastweb ecc. che a loro volta avranno acquisito da Open Fiber la concessione d’uso delle infrastrutture.

Per approfondire e scoprire di più sull’azienda e sull’offerta Open Fiber ti consiglio questo articolo dedicato proprio alla società controllata da Enel.

Piano BUL: a che punto ci troviamo oggi?

Ad oggi i lavori non stanno procedendo come auspicato al lancio del progetto del 2015. Questo per vari fattori, come i ricorsi che ci sono stati dopo l’assegnazione dei bandi, oppure i ritardi tipicamente italiani nell’ottenere le autorizzazioni necessarie a far partire il progetto di Open Fiber.

Dalla vittoria dei tre bandi datati 2015, il progetto di copertura delle zone bianche è ufficialmente entrato in fase operativa solamente nel 2018.

Non ci si stupisce quindi vedere i dati odierni parlarci di soli 2000 comuni con cantieri fibra FTTH attivi, su una stima iniziale che a questo punto del 2020 doveva essere di 7000.

Banda ultralarga copertura: la mappa dei cantieri

Sul sito ministeriale dello sviluppo economico è possibile visionare in tempo reale la situazione dei lavori nelle varie regioni e nelle varie province. I vari colori distinguono le zone in:

  • Aree in cui l’attivazione di infrastrutture fibra è prevista ma non ancora iniziata (grigio)
  • Aree in cui l’attivazione di infrastrutture fibra è in fase di progettazione (Arancione-giallo)
  • Aree in cui l’attivazione di infrastrutture fibra è in corso d’opera (celeste-blu)
  • Aree in cui la copertura fibra è privata (grigio/bianco)

Qui il link alla mappa interattiva.

Per verificare se la propria abitazione sia già stata coperta dalla Fibra FTTH di Open Fiber, dai un’occhiata a questo articolo dedicato al tema.

Se invece abiti in un condominio e vuoi scoprire come funzionano le procedure di allaccio o in cosa consiste il coinvolgimento dell’amministratore leggi la guida sull’argomento.

La fase due del piano BUL

Come accennato anche nei paragrafi precedenti, il piano BUL italiano fu diviso in due fasi, sulla scia degli obiettivi dettati dalla commissione europea.

La prima, appena spiegata, che si è concentrata nell’andare a coprire le aree italiane cosiddette “zone bianche”, non raggiunte ancora da connessioni internet superiori ai 30 Mbps, ed era stata prevista come da completare entro il 2020.

Invece la seconda fase faceva riferimento a quelli che sono gli obiettivi europei previsti per il 2025 e vanno ad interessare le cosiddette “aree grigie” italiane. Si tratta di quelle zone in cui è presente una connessione internet di almeno 30 Mbps, con l’obiettivo di portarle ad avere un minimo di 100 Mbps, espandibile fino al Gigabit per secondo (Gbps).

  • Questo tipo di obiettivo è raggiungibile ovviamente solamente attraverso l’utilizzo di infrastrutture fibra FTTH e forse anche il 5G.
  • La spesa prevista per la fase 2 è di almeno 5 miliardi di euro.

Ha senso una connessione internet così veloce?

Viene a questo punto lecito domandarsi se tutti questi soldi potrebbero essere usati per altro, viste le emergenze magari più urgenti del nostro Paese.

Ma la risposta è semplice: senza banda ultralarga non c’è business, non c’è lavoro possibile per la quasi totalità delle aziende. Rallentare o bloccare i fondi per la copertura totale della banda ultralarga in Italia sarebbe un errore gravissimo capace di farci precipitare ancor di più nel baratro della crisi.

Ma per utenti privati, famiglie? Anche in questo caso difficile dire che la banda ultralarga non serve. La fame di fibra veloce è scoppiata in Italia col boom dei film o serie tv in streaming, cui oggi si sono aggiunti anche gli eventi sportivi grazie a DAZN.

Tuttavia oggigiorno se non si dispone di almeno un ADSL a 20-30 Mega, è impossibile gustarsi programmi in alta definizione in contemporanea su più schermi.

La situazione peggiora ancora se si pensa che la quotidianità attuale vede famiglie intere in cui la sera i genitori si guardano un bel contenuto su Netflix in 4K mentre i figli giocano con una Console di ultima generazione online;

In questo caso è impossibile pensare di avere una connessione che sia al di sotto di 100-200 Mbps.

Conclusioni

Oggi più che mai, con lo sviluppo tecnologico che sta sempre più entrando a piedi pari nelle nostre vite e soprattutto nei nostri ambiti lavorativi, gli investimenti sulla banda ultralarga ci servono come il pane. Il piano BUL italiano, un po come tutte le cose italiane, è in ritardo, ma le premesse ci sono ed anche la buona volontà di governo ed Open Fiber.

Non ci resta che attendere ulteriori sviluppi e sopravvivere con la connessione che siamo riusciti faticosamente ad ottenere negli ultimi anni. Ne saremo capaci?

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Info

Aggiornato su 18 Giu, 2021

redaction La redazione di internet-casa
Redactor

Paolo A.

Redattore Internet-Casa

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